Assuefazione
di Claudio Lanzi

Assuefarsi cioè deprivarsi di percezioni sensibili o psichiche o (esageriamo) spirituali fino al punto di non distinguere bene, male, dolore, piacere, bello, brutto ecc. Questa forse è assuefazione.
Sembrerebbe un macabro superamento del dualismo. In realtà è un precipizio nel grigiore della “non coscienza”, l’abbrutimento delle facoltà percettive e discriminative.
Ci si arriva in vari modi: narcotizzando l’intelletto e la sensorialità, inducendo le masse all’ebetismo tramite sostanze ipnotiche, rimbambendo la coscienza singola e collettiva attraverso la ripetizione dello stesso stimolo (visivo, sonoro tattile ecc, fino ad un punto in cui la noia supera la soglia del tollerabile e fa in modo che il giudizio qualitativo defunga). La stessa cosa si ottiene bombardando il sistema percettivo (in cui provvisoriamente sommo il sensoriale emotivo al processo discriminativo mentale). Mi scuso per le semplificazioni che stridono con l’attuale neuroscienza ma per il semplice risultato che mi prefiggo disquisizioni più raffinate diventerebbero fuori luogo e tempo.
Agli amici ingegneri, che sminuiscono l’effetto di determinati bombardamenti e stimolazioni a tappeto, diventate ormai usuali e consentite da una tecnologia che invade ogni angolo della nostra esistenza (a partire dal mezzo con cui sto scrivendo queste note), dico…state attenti.
Il bombardamento è in atto e arriva ai suoi risultati, anzi ormai è normale anche per i vostri figli, i vostri nipoti vedere il mondo delle idee distrutto, simile ad una città rasa al suolo dalla bomba atomica. L’assuefazione coscienziale è ormai un dato scontato, acquisito. Appunto: normale. Non si vede il disastro, non si percepiscono gli orrori in atto, non si vede la perdita dell’attenzione cosciente, di quella che gli antichi mettevano tra le virtù ermetiche: La vigilanza… Non c’è più nulla da vigilare. Si viene tatuati con mille glifi sulla pelle, sulla mente. Quelli sulla pelle per lo meno si vedono subito. Quelli sulla mente no. Ma si sentono!
E’ normale che un bambino (ma anche un adulto) scrollando un telefonino possa allucinarsi con una tale quantità di immagini al secondo (che fino a pochi decenni or sono non erano neanche pensabili) e che di tale carosello non resti quasi niente nella memoria? E’ normale essere spinti a non soffermarsi su nulla (perché non c’è tempo) e perché c’è troppo da vedere?
Sappiamo che di tali immagini e tali messagigi restano solo dei “brandelli” che poi turbano il funzionamento della mente sia durante la veglia che durante il riposo? Sappiamo che tali bombardamenti possono indurre stati di coscienza alterati, percezioni allucinatorie, ossessioni, ansie, angosce, complessi di ogni genere?
Restare sullo stesso pensiero o sulla stessa immagine solo pochi secondi o a volte millisecondi, e sostituirlo con un’altra come lo vogliamo chiamare? Rimbambirsi di proposte confezionate ad arte per essere allettanti, dal gioco al sesso, dal pietistico evento basso emozionale, al truculunto, dal violento allo smielato ecc. Cosa è? Sempre tutto inghiottito in pochi secondi da una memoria stressatissima e portata a sovrapporre informazioni senza alcuna priorità. Tutto è “virtualmente raggiungibile” con un passaggio (una serie di rotazioni del pollice) sul Grande Generatore di virtualità e di menzogne.
Questo Grande Generatore, forse ci ricorda qualcuno o qualcosa? Lo propongo brutalmente così, ai colleghi o ex colleghi che si sono occupati di scienza ed automazione come me, per tanto tempo, senza accorgersi di cosa si stava preparando.
Io per lo meno non me ne sono accorto, o meglio, me ne sono accorto troppo tardi. E oggi che si parla di quantistica a sproposito, estrapolando paralleli col pensiero platonico o col Vedanta…beh dico solo “attenzione”.
La tentazione di sdrammatizzare, di considerare l’effetto allucinogino di centinaia di “reel” ipnotici e senza senso come del tutto secondario rispetto alla comodità di fare in un secondo calcoli che una volta richiedevano giorni o mesi, è troppo allettante!
La possibilità di immergersi in qualsiasi esperienza sensoriale senza alzarsi dalla sedia è troppo comoda.
La comodità di delegare il ricordo di strade, telefoni, indirizzi, storia, scienza ad una serie di processori permette di non studiare, di non imparare nulla e permette perfino, meraviglia delle meraviglie, di non ragionare. Perché cercare un metodo difficile per fare una radice quadrata o una divisione? Sta tutto nel web che in un secondo ci dice tutto. Perfino dove ti trovi e quanti passi devi fare per arrivare a casa tua.
Perché incontrare una persona, darle la mano, toccarla, guardarla negli occhi, abbracciarla? Mandiamole un messaggio che si insinui nel suo tempo ordinario. Anche se mangiamo insieme a tavola: perché guardarsi e parlarsi. Deleghiamo tutto al telefonino, è meno impegnativo. Prima o poi vedrà il messaggio e ci risponderà.
Anche i sentimenti (evviva, ci siamo arrivati) possono essere sbrigativamente compressi in un paio di messaggini stereotipati o di faccine preconfezionate. Arriveranno e la risposta sarà altrettanto superficiale e, soprattutto…immediata e stupida.
Però interpellate un pochino i medici. Sia i pediatri (quelli non ancora assuefatti più dei loro pazienti a questo nuovo modo di vivere). Fatevi dare un po’ di statistiche (la Statistica è la prima persona della nuova Trinità, la seconda è la Scienza, la terza è la Finanza).
Contate i suicidi di giovanissimi, quelli degli alienati dalla realtà virtuale, dei tossicodipendenti dalle immagini compulsive, i disperati che senza quel vomitatore di algoritmi in mano non sanno (letteralmente) come passare il tempo. Guardate i bambini che si “annoiano” (da bambino né io né i miei compagni ci siamo mai annoiati: inventavamo continuamente giochi bellissimi). Oggi senza “animatori” non ci sono più feste di compleanno, non ci sono più matrimoni. Ma vogliamo scherzare?
Vietato giocare forse sarà il prossimo slogan pacifista universale. O meglio ancora: giocate con le migliaia di giochi che stanno in questa scatoletta, simulate guerre, morti feriti, stupri, tutto quello che vi pare, tanto è….virtuale.
O forse ancor meglio sarà vietato pensare: “Pensate come volete ma… pensate nello stesso modo, piatto, uniforme, asettico, e preconfezionato dai nostri psicoscienziati”.
E se non farete così: “Abbiate paura perché se non farete come vi dicono Santa Statistica, Santa Scienza e Santa Finanza morirete come conferma anche Santa Medicina”.
Ma io, perbacco, una frase del genere l’ho già sentita. O forse mi sbaglio perchè ho guardato troppi filmini su Istagram e ormai sono rimbecillito?
Vi va bene?
A me no.


