Simbolismo Nell'Arte e Nell'Ermetismo

La rappresentazione naturalistica, paesaggistica, ritrattistica o specificamente mito-simbolica e ieratica ha subìto nel corso dei millenni evoluzioni di ogni genere. La rappresentazione di ciò che appartiene al mito o al rito o anche all’immaginario può essere celebrativa, ornamentale, intimista o puramente formale e distaccata dall’emozione dell’autore. In questa raccolta abbiamo privilegiato i temi con un forte collegamento ontologico per ottemperare allo scopo principale della Fondazione, cioè la conoscenza e l’apprendimento del simbolismo, del mito e del rito. Salvo alcune eccezioni, i soggetti richiamano sempre le ragioni della ricerca dell’uomo verso la propria identità, verso la conoscenza di se stesso e di ciò che lo circonda, ricorrendo spesso a schemi logici, categorie e codici filosofici coevi.

Il confine tra poesia, filosofia, scienza e religiosità è spesso impalpabile in un’opera classica e diventa assai contraddittorio man mano che l’individualismo “moderno” prevale sull’aderenza a una struttura logica o simbolica o mistica arcaica. Per cui in questa raccolta troveremo opere dell’800, ceramiche e qualche piccola scultura, ognuna con una sua ragion d’essere in quanto ontologicamente legata ad un simbolismo o a una mitologia arcaica.

Riguardo soprattutto l’arte figurativa  degli ultimi secoli abbiamo dato spazio a molti pittori inglesi che, con maggiore o minore competenza tecnica, hanno spesso visitato l’Italia rappresentando quelle emozioni descritte da tutti i grandi scrittori d’oltralpe nei loro famosi diari dei viaggi nel nostro paes

L’elemento egoico ed emotivo si fa spesso strada nelle rappresentazioni, la tempesta rappresenta l’angoscia di chi è in viaggio e il paesaggio aspro o placido si collega al periodo romantico. Spesso si tratta di bozzetti per illustrazioni di libri ma, a volte, il pittore “penetra” la natura cercando di rappresentare il senso di un evento atmosferico. Spesso i quadri ottocenteschi vengono intitolati coi nomi di esperienze emotive o sentimentali (dal pre-impressionismo in poi). Nel 1800 si attenua (salvo eccezioni) il ricordo pomposo della storia o di un evento religioso o guerriero presente nelle grandi opere dei secoli precedenti commissionate da papi e imperatori. L’enfasi della celebrazione finisce perché l’uomo sente il disperato bisogno di ritrovare le sue origini, che non possono essere confinate in una rappresentazione formale, e inizia a raccontare se stesso. In tutte le opere raccolte in questa serie è però sempre presente il ricordo del mondo classico, il raccordo col simbolo “principiale” disperso dalla incalzante modernità.

Fiaba e Mito

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La Fiaba è un mito trasformato col passare dei secoli e dei millenni in folklore popolare, un racconto che si affaccia su archetipi connessi a miti e riti arcaici, a volte primordiali. Il mito è una grande fiaba in cui compaiono Dèi ed Eroi, e il rito realizza la riattualizzazione del mito. Se alla fiaba e al mito si attribuiscono valori esclusivamente fantastici e scollegati dalla simbologia mitostorica che dà senso alla comparsa dell’Uomo su questo pianeta, l’intera storia dell’umanità acquista un valore meramente antropologico, materialista e finalizzato alla sopravvivenza. Se invece si estende la dimensione spirituale del mito alle grandi narrazioni cosmogoniche di tutta l’umanità, allora l’essere umano si ricollega a una saga infinita, in cui gli orizzonti della scienza e della coscienza si dilatano a dismisura. In quest’ottica sono stati raccolti libri e opere di questo settore. Spesso i bambini e gli adolescenti traggono da una lettura approfondita del mito insegnamenti difficilmente trasferibili con altri mezzi. Molti dei grandi riti del passato sono diventati giochi, filastrocche, fiabe che costellavano l’universo infantile prima dell’imposizione degli stereotipi mediatici. Dal girotondo con la sua filastrocca Giro, girotondo, quant’è bello il mondo, al gioco dell’Uno, due tre, stella! vi è tutto un mondo di sapienza sottostimato da conoscere e da salvare prima che vada perduto definitivamente in nome dei Supereroi.

L’arte Sacra e Mito Ermetica

L’artista che opera in qualunque forma visiva d’arte non dev’essere un Michelangelo o un Raffaello per esprimere, a volte anche inconsciamente, significati simbolici e meta-simbolici nelle sue opere, come dimostrano i quadri e le statue esposti nel Museo della Fondazione. Il significato stesso di “arte” si trova nella radice da cui la parola proviene, l’indoeuropeo *rta, che ha molteplici significati che nelle loro varie accezioni indicano ordine e armonia, da cui il latino ritus, l’azione che ordina le relazioni tra l’uomo e il suo Dio.

Così anche l’arte, quella vera, è di per sé una forma sacrale di espressione dell’uomo e ciò indica come il concetto di “arte per l’arte” sia aberrante: essa non è fine a se stessa, ma è strumento con cui l’uomo può partecipare alla creazione del Cosmo. E “cosmo” (da cui il sostantivo “cosmetico”) ha il significato di “adornato, bello” (termini assai restrittivi che tuttavia ci riportano al canone platonico della Bellezza, che s’identifica col Bene. Riguardo soprattutto l’arte figurativa  degli ultimi secoli abbiamo dato spazio a molti pittori inglesi che, con maggiore o minore competenza tecnica, hanno spesso visitato l’Italia rappresentando quelle emozioni descritte da tutti i grandi scrittori d’oltralpe nei loro famosi diari dei viaggi nel nostro paes

Se l’arte è rito, l’artista nella creazione dell’opera d’arte assume una funzione sacerdotale, mettendo in atto un’azione rituale con l’ordinare la materia grezza e col darle una forma e un significato superiore che la redimono (è noto l’aneddoto di Michelangelo, secondo il quale la statua era già nel blocco di marmo e occorreva solo saperla estrarre), e da parte sua l’osservatore, se non è un passivo esteta o un critico cervellotico, compie un esercizio di contemplazione mediante l’osservazione e l’analisi dell’opera e la ricerca del suo significato.

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