Alchimia

Difficile, se non impossibile, definire in modo esaustivo cosa s’intende per Alchimia. La formula più semplice è “arte della trasmutazione e del perfezionamento di ciò che esiste",  sia esso appartenente al mondo della Natura, minerale o vegetale (Alchimia spagirica), sia esso l’uomo stesso, inteso come unità di corpo, anima e spirito, da trasformare in un nuovo ente, restituendolo alla sua perfezione originaria o se si preferisce portandolo a un grado superiore di completezza del suo essere, quello che si può chiamare “Corpo di gloria” (Alchimia filosofica o spirituale). La realizzazione di ciò che gli alchimisti chiamano Opus, meglio definito come Opus Maius nell’Alchimia spirituale, si raggiunge attraverso manipolazioni che eliminano le parti superflue o pericolose dell’oggetto da trasformare mediante l’utilizzo del fuoco in gradi diversi d’intensità e ripetendo le operazioni con pazienza e attenzione, fino a ottenere una sostanza perfetta.

Questo è il modo di operare nella forma spagirica più comunemente nota, l’Alchimia dei metalli. L’Alchimia filosofica o spirituale segue un processo analogo, ma con un’importante differenza: per il completamento dell’Opera occorre riunire le diverse parti che si sono andate separando nelle operazioni, bisogna cioè riunire le componenti animiche (sentimenti, emozioni, pulsioni di varia natura), opportunamente purificate, con quelle spirituali e con ciò che rimane della “materia prima” su cui si è operato, cioè quello che viene chiamato “ceneri” o “feci” e che avanza dopo la separazione dell’anima dal corporeo. Usando la più nota simbologia metallica, non si ottiene l’Oro perfetto semplicemente unendo l’Oro all’Argento o al Mercurio vivo, ma è necessario anche il Piombo, che inizialmente era stato scartato non per essere gettato via, bensì per poterlo alla fine incorporare e ottenere il risultato finale. Il luogo in cui opera l’alchimista è spesso descritto come un posto oscuro, una stanza buia o una caverna, a significare che l’opera si deve svolgere nell’isolamento più profondo possibile per avere la concentrazione necessaria per compierla correttamente.

Di frequente le operazioni alchemiche sono presentate attraverso i miti classici, come nell’opera del benedettino Pernety (Les fables egyptiennes et grecques, 1758), e quindi illustrate con personaggi mitologici come si vede nel mito di Venere che spegne la fiaccola di Eros con l’intervento non palese di Minerva, o nella storia di Giasone e di Creusa, in cui il “matrimonio” è una delle forme sotto cui si cela l’unione del Maschile e del Femminile, alchemicamente il Solfo e il Mercurio. Un’Arte così complessa, che include azioni che si possono svolgere su tutti i piani della Natura creata, facilmente degenera in forme inferiori, a volte semplici superstizioni, ma anche applicazioni tecniche di livello più elementare, come le “pozioni magiche”. Nella raccolta presente in fondazione esistono numerose stampe e quadri del 500, 600 e 700 e alcune opere moderne che proseguono l’illustrazione di quanto tramandato nei secoli.

Egitto: Oggetti Sacri e Profani

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L’Egitto faraonico mostra i complessi significati della sua religione e della sua sapienza non solo attraverso gigantesche costruzioni quali le piramidi, i templi e le statue colossali, ma anche mediante piccoli oggetti dalla cui interpretazione molto possiamo imparare. La collezione donata al fondatore del Museo dal principe prof. Boris de Rachewiltz è composta di questi oggetti di piccole dimensioni, statuette di divinità, anelli, amuleti, che richiedono un’attenta osservazione da parte di chi li osserva per poterne comprendere i complessi significati. Purtroppo non abbiamo indicazioni precise sul luogo di ritrovamento di essi né su contesto in cui sono stati ritrovati, quindi è possibile solo descriverli per cercare di penetrare il simbolismo che essi portano in sé.

Erotismo Sacro

L’Erotismo, quale elemento attrattore, magnetico, trasmutatore, fuoco ermetico occulto, conduttore dell’unione sacra, propulsore della perpetuazione della specie, esaltatore della coscienza e, nel contempo, distruttore dello schematismo razionale, ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia del Sacro. Amore e morte, amore e guerra sono elementi che hanno fatto dell’Eros il famoso dio “che rompe le membra degli dèi”. Eros è il protagonista di una delle più celebri novelle mitologico-ermetiche provenienti dal passato, quella di Amore e Psiche introdotta nella famosa storia di Apuleio L’Asino d’Oro. Ma il coito sacro e le sue conseguenze sono al fondamento non solo delle cosmogonie di ogni tradizione (cfr. il mito della ricomposizione delle membra di Osiride da parte di Iside e della perdita del suo fallo magicamente ricostruito) ma soprattutto della successione delle trasmutazioni atte a dare una direzione alla Coscienza Cosmica e Umana, alla Sapienza e forse all’Anima Mundi, cioè il “senso dell’Essere” nel Divenire cosmico.

Ogni tradizione, estrapolando i significati dalle più arcaiche cosmogonie, ha una sua Ars amandi, rappresentata non solo nelle storie tramandate dalla mitologia, ma spesso esplicitata in modo assai eloquente attraverso la dignificazione degli organi genitali. La scultura e la pittura egizia, romana e greca ci hanno lasciato infinite testimonianze di ciò, deificando Priapo, Pan, le ninfe e tutte quelle potenze primordiali atte alla perpetuazione del desiderio, della generazione e del divenire. Nel Museo ne abbiamo qualche piccola traccia contraddistinta sempre dalla sigla ERO abbinata ad altre. Il settore in cui però emergono rappresentazioni particolari è quello orientale. In quello indiano sono raffigurate alcune “ierogamie” fra le manifestazioni di Vishnu e Shiva e le loro controparti femminili, Parvati e Lakhsmi, ma abbiamo anche le delicate immagini estratte dalle storie d’amore fra Kama e le sue partner, come quelle più intime destinate alla corte dei vari Raja dell’India centrale.

Per quanto riguarda invece l’erotismo cinese e giapponese, abbiamo immagini che sono quasi dei “codici sessuali”. La pittura “erotica” giapponese ha avuto dal XVI al XX secolo un periodo di grande diffusione in apparente contrasto con la “rigidità” ascetica e spesso neo-confuciana dei samurai che detenevano il potere. Raramente le figure appaiono nude, ma vengono messi in risalto i colori dei kimono. Si tratta di opere dedicate soprattutto alla classe più agiata. Da notare l’enfatizzazione degli organi genitali, sia maschili che femminili, che appaiono smisurati. Spesso tali figure accompagnano romanzi erotici e assai più spesso (come in India e in Cina) sono veri e propri vademecum destinati sia alle giovani spose che alle cortigiane, e vengono riprodotti in veri e propri “manuali d’arte amatoria”.

Oggetti Rituali dell'Estremo Oriente

L’Oriente ha un corredo rituale e liturgico molto ricco e variegato. In questa piccola sezione abbiamo privilegiato alcuni oggetti largamente diffusi in Tibet, come le statue di bronzo che rappresentano specifici aspetti del lamaismo o del successivo pantheon buddista. Tali oggetti sono generalmente destinati alla venerazione privata e sono associati a particolari rituali, in cui si pronunciano anche specifici mantra, collegati alla manifestazione del divino. Monasteri e abitazioni sono dei veri forzieri di questi tesori.

In Oriente è poi diffuso anche il culto delle ceneri dei defunti, per le loro proprietà magiche e rituali. Talvolta le ceneri vengono impastate con stampi in argilla (gli tza tza), in altri casi le ossa vengono impiegate quali strumenti musicali in particolari cerimonie. In questa sezione si trovano infine anche particolari oggetti connessi alla “magia”, come gli zi, caratterizzati dai loro misteriosi e affascinanti disegni, ognuno con uno specifico significato e con una funzione apotropaica. Molto interessante è un vecchissimo damaru, tamburo rituale a due casse, con un corredo di conchiglie e polveri cultuali conservate in sacchetti.

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Tra gli oggetti più interessanti provenienti dal Tibet ci sono anche due bellissimi kapala usati per raccogliere l’offerta rituale e illustrati anche nelle Tangka del Buddha (immagini dipinte su stoffa).

Tra gli oggetti provenienti dalla Cina spiccano la campana in bronzo e il bellissimo scettro mandarino con lo stemma in giada che contrassegna il potere del saggio che lo possiede. Ciascun oggetto ha la propria funzione nell’ambito di rituali che risalgono alla notte dei tempi e di cui la ricca sezione orientale della Biblioteca della Fondazione possiede un’ampia documentazione.

La sezione si conclude con lo splendido sottobalcone ligneo nepalese, piccolo capolavoro di rara bravura artigianale, reso ancor più prezioso dalla sua destinazione per uso religioso.

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