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IA IO (di C. Lanzi)

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IAAA …IOOO

di Claudio Lanzi

Inizio questo breve intervento con dei fonemi monosillabici che ricordano la voce di uno degli animali più intelligenti del pianeta: Il somaro.

Il somaro (l'asino per chi vuol essere più scientifico) è un animale di una simpatia unica, di una affettuosità ed una tenerezza incredibili. E' “ironico”, giocherellone e credo che, a parte le dimensioni e la impossibilità di tenerlo in una casa di città, potrebbe essere il miglior compagno di giochi dei nostri figli.

Disgraziatamente…raglia, emette cioè un frastuono devastante, fortissimo e, per le nostre orecchie, disarmonico. Ma forse per le sue orecchie non è affatto così brutto.

C’è da dire che il fonema “IA”, ci ricorda qualcosa che oggi è diventato assai problematico: Non tanto per le ricadute sulla vita ordinaria o per la solita divisione in “favorevoli e contrari” ma proprio perché… ne parlano tutti, in genere senza sapere assolutamente di cosa parlano. Così come tutti parlano di fisica quantistica, di stringhe, di universi vibrazionali, di fusione nucleare, di micro e macrocosmo, di spin, di buchi neri ecc. ecc.. senza saperne un accidente.

Per contagio (perché la “colta ignoranza” è una malattia contagiosissima) anche coloro che non capiscono una ceppa di matematica o fisica straparlano di entaglement e tengono sul web brillanti lezioni sugli universi paralleli.

E, visto che ci siamo, visto che c’è l’enteglement con il quale ormai spieghiamo tutto dall’orticaria alla reincarnazione, non è male rispolverare i vecchi extraterrestri che viaggiano cavalcando le stringhe e riprogettandoci periodicamente tramite strane manipolazioni sui nostri apparati riproduttivi (sporcaccioni però ‘sti alieni).

Lungi, lungi da me sparare a zero su questo proliferare di scienziati sensazionalisti, a volte accademici, alcune volte in buona fede, altre volte uguali al Mago Otelma. Mi ricordano tanti altri scienzati tromboni, altrettanto sensazionalisti, che periodicamente decretano la fine del pianeta per le scie chimiche, per i buchi nell’Ozono, per l’arrivo del meteorite o della cometa vagante, per le tempeste magnetiche, per il riscaldamento globale, per virus malefici che stranamente ammazzano alcuni e…arricchiscono, in modo genialmente selettivo, altri.

Perché dico lungi da me? Perché ho abitato ed abito questo mondo e quando ero più giovane ho lavorato su queste cose. Ho studiato e scritto libri scientifici per l’Università. Mi sono occupato di automazione. Si, proprio la scienza che precede la IA. Ho collaborato con istituti di Ricerca e pubblicato decine di articoli su riviste di elettrotecnica ed elettronica. Il mio nome, piccolo piccolo, lo trovate pure nell’Enciclopedia Treccani. Ma non me ne vanto affatto

Ho visto trascorrere quasi un secolo di “evoluzione tecnologica” e ho visto la mente umana appiattirsi sulla comodità, sulla velocità, sulla manipolazione, sull’abulia e sull’assuefazione e sfruttamento parossistico delle risorse attraverso le “conquiste della chimica” e adesso quelle della bioingegneria.

Ho visto e vedo bambini incapaci di staccarsi dai loro cellulari (anche adulti, in verità), perdere la capacità e la voglia di giocare, di correre, di inventare, e li ho visti piangere disperatamente se deprivati di questa droga assai peggiore della cocaina. Ho visto e vedo interi pezzi di storia, di didattica, di modalità di vita e di educazione frantumati in pochissimi anni e inghiottiti nella memoria del fratellone e spariti da quella umana.

Chi “non c’era” non può immaginare la bellezza delle strade non asfaltate, l’assenza di automobili, la notte senza luci abbaglianti e la possibilità di vedere il cielo anche nelle città. Non può immaginare la bellezza di comunicare con gli altri scrivendo A MANO con penna e inchiostro una lettera ad un amico o alla fidanzata e attendere un mese per avere la risposta. E’ bello “aspettare”. Sedere fuori della porta di casa, aspettare, a prendere il sole…e basta.

SI ERA TUTTO MOLTO MENO COMODO, meno rapido, meno efficace, ma il pane profumava di pane (troppo poco, in cambio della robotica)?

In 50 anni nonostante sia cambiato TUTTO questa differenza non è quasi più percepibile. Il 90% della popolazione è sotterrato da nevrosi, schizofrenie e la professione di maggior successo è quella di psicologo. Tutti hanno uno psicoloco…o un councelor o…alla peggio un coach che ti aiuta…a comprare le scarpe e anche il dentifricio .

Ditemi che tutto questo non è vero perché la fuga nel bosco, che coinvolge una piccola parte di intellettuali e cittadini stressati improvvisamente risvegliati e coscienti della narcosi generale, inizia sempre più ad avere un senso.

Io, ahimé, ho contribuito ad automatizzare il mondo. Un piccolo, microscopico contributo il mio, ma l’ho fatto, credendo che fosse una idea grandiosa.

Alla mia età ormai non posso farci più niente. E chi NON HA VISTO un mondo drasticamente diverso (durato quasi uguale a se stesso per migliaia di anni) crede che “essere collegato” a tutto e a tutti tramite un grande fratello chiamato terminale di un PC o un cellulare che sa tutto, anche quando fai pipì, sia una gran bella cosa.

Crede che passeggiare dentro un grande supermercato sia meglio di una arrampicata in montagna.

Crede che il frastuono sia meglio del silenzio.

Chi non ha visto ed è nato col cellulare in mano, crede che essere spiati nelle parole, nella intimità e nella probabilità di essere ascoltato e orientato nei desideri sia una bella cosa.

Crede che delegare ad una finestra virtuale di parlare al mio posto e scrivere con correttezza sia una bella cosa. Crede che delegare ad un automatismo lo svolgimento del “lavoro” sia una bella cosa. Che scrivere sono in stampatello sia una bella cosa. Crede che vivere su pensieri preconfezionati e lasciare le decisioni e le scelte ad un sistema che lavora su degli algoritmi sia una bella cosa.

Per la miseria questa si che è FEDE!

Diceva Adriano Graziotti di cui stiamo ricordando in questi mesi la grande opera scientifica e artistica che la scienza è la base della discriminazione e della scelta… ma se diventa fede è la base per l’imbecillità.

Trilussa, il grande poeta romanesco amico della mia famiglia, nel 1930 scrisse questa formidabile poesia che mi sembra assai adatta anche ai nostri giorni.

 

L'automobbile e er somaro

— Rottadecollo ! — disse un Somarello
ner vede un Automobbile a benzina —
Indove passi tu nasce un macello!
Hai sbudellato un cane, una gallina,
un porco, un'oca, un pollo...
Povere bestie! Che carneficina!
Che sfraggello che fai! Rottadecollo!
— Nun fiottà tanto, faccia d'impunito!
— rispose inviperito l'Automobbile —
Se vede che la porvere e lo sbuffo
de lo stantuffo t'hanno intontonito!
Nun sai che quann'io corro ciò la forza
de cento e più cavalli? E che te credi
che chi vô fa' cariera se fa scupolo
de quelli che se trova fra li piedi?
Io corro e me n'infischio, e nun permetto
che 'na bestiaccia ignobbile
s'azzardi de mancamme de rispetto! —
E ner di' 'ste parole l'Automobbile
ce mésse drento tanto mai calore
che er motore, infocato, je scoppiò.
Allora cambiò tono. Dice: — E mó?
Chi me rimorchierà fino ar deposito?
Amico mio, tu capiti a proposito,
tu solo pôi sarvà la situazzione...
— Vengo, — je disse er Ciuccio — e me consolo
che cento e più cavalli a l'occasione
hanno bisogno d'un Somaro solo!

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