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La Coscienza nel pesce rosso e l’implosione mediatica (di C. Lanzi)

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Più tempo passa più diminuisce la mia voglia di scrivere e comunicare il mio pensiero, la mia “opinione” scientifica o filosofica al prossimo. “Mio” pensiero? “mia opinione”, “prossimo”?

Già quale prossimo?

Più mi invecchio ed esamino, ormai quasi con fastidio le migliaia di pagine che ho scritto e più mi domando “cui prodest”.

Non riesco a frenare il disfattismo e la sensazione di essere immerso in un liquame (dategli il nome che vi piace di più) che omogenizza tutto, che rende perfettamente confrontabili le ultime parole del grande filosofo orientale con le grandi imbecillità del primo ragazzino vincitore di qualche gara performativa.

Tutti hanno diritto di sproloquiare e discettare di meccanica quantistica così come del “perspectiva pingendi” di Piero della Francesca o della “pace nel mondo”. Sia che abbiano studiato qualcosa come che si siano informati su wikipedia (sono due cose diverse e sarà sempre più difficile capirlo).

Milioni di persone in questo momento stanno aprendo la loro finestrella mediatica sull’universo a caccia di “follwers” credendo di comunicare con tutti e magari si faranno aiutare dalla intelligenza artificiale che sa tutto, vede tutto, ricorda tutto ed è dappertutto (ma, una volta, non era Dio?).

In realtà tutti questi milioni di attori, affacciati alla finestra sul Nulla, stanno parlando solo con i quattro gatti ai quali stanno facendo la “serenata al contrario” e che distrattamente mettono, con la stessa sufficienza, un like sull’immagine di un paio di tette o di una sconvolgente dichiarazione filosofica, o sulla citazione di Von Sigfried Kaiserten di Stoccarda che nessuno conosce (infatti non esiste).

Vuoto che vomita vuoto

Solitudine che vomita solitudine mascherata da “connessione”.

Ohi ragazzi!!! Non siete connessi ad un accidente. Non contate nulla. Le vostre parole finiscono in un calderone che le seleziona e ve le rivomita addosso con altre simili, distruggendo qualsiasi autonomia di pensiero.

Accorgetevene per favore prima che gli ultimi esagitati come me vengano tacitati definitivamente dall’abulia generale programmata (n.b. programmata).

Non esiste nessun movimento che non sia regolato da potentissimi “entenglement” finanziari che condizionano il respiro di un intero pianeta. Questi si che esistono!

Ma te ne vuoi rendere conto?

Alcuni di noi “residuati umani”, rintanati in una cuccia virtuale di scienze o parascienze, credono di avere migliaia e migliaia di persone che li ascoltano, magari per qualche anno. Credono che il loro urlo di protesta arrivi da qualche parte,

Scemi: non c’è nessuno dall’altra parte dello schermo: NESSUNO. Lo capite?

Personaggi, eventi: un giorno annunciano la fine del mondo per un virus, e il giorno dopo cambia la priorità perché c’è la guerra, poi un altro virus, poi il clima, poi la fame, poi la sete e poi ancora virus: balle spaziali in grado di risvegliare la curiosità del “pubblico”. Diecimila, centomila, un miliardo di persone delirano per sentirla e fra pochi mesi tutto svanirà in una bolla e verrà fuori un altro cataclisma.

Ma ripeto: “cui prodest?”

A qualcuno “prodest”. Oh se prodest!!

Serve che la I.D.I.M. (imbecillità diffusa per infusione mediatica) si sparga a macchia d’olio. Che gli abbracci virtuali si spargano come la lebbra e che quelli reali tendano a scomparire. Che tutti abbiano paura di tutto. E soprattitto di morire, e di soffrire.

Beh… domandatevi a cosa serve tutto questo.

Siamo talmente soli, ma talmente soli che alcuni (pochissimi) creano in continuazione nuovi stimoli e nuovi Dei che raccolgano dei surrogati di ideali, anzi delle idee precotte e scelte con attenzione, che smuovano qualche briciolo di curiosità. Dagli omini verdi, alle piramidi sotto le piramidi. Roba che ormai entra perfino negli “pseudo ermetismi” e nei convegni sulla spiritualità.

E tutto questo serve a distrarci dalla “solitudine indotta”, serve a farci conversare col robottino di turno piuttosto che con un amico, magari più scombinato del robottino, meno preciso, ma “umano” e fortemente empatico.

Attenti uomini!! L’empatia mette paura, e l’Amore vero crea addirittura il terrore in un mondo iperutilitaristico ed egoico. Distruggiamolo, questo cavolo di amore, con una spruzzatina di “artificialità per tutti”. Modifichiamo la generosità naturale in “opera socialmente utile”. E il gioco è fatto.

Le sale cinematografiche, contrariamente a coloro che parlano della crisi del cinema…. sono sempre di più.

Ma è cambiato il modo di fare cinema. Ognuno ha la sua videocamera, in casa e il suo schermo. E può credere a tutto quello che gli propongono o che propone lui stesso a se stesso. E puo isolarsi, isolarsi sempre più…credendo di unirsi a qualcosa o a qualcuno. Milioni, miliardi di immagini, di “reel” in una quantità superiore a quella che il cervello è in grado di assorbire, nonostante i miliardi di neuroni a disposizione. E’ un grande invito all’Altzeimer, alla distrazione per saturazione, alla superficialità, al non approfondimento- Un grande bombardamento di stimoli rapidi, superficiali, equivalenti, un invito all’ipnosi psichidelica.

Ora il grande passo è rendersi conto di cosa sta accadendo, o meglio, è già accaduto. Rendersi conto. Rendersi conto.

Ma come farà mai un pesce rosso, nato e cresciuto in un acquario di vetro, a capire che l’ambiente in cui vive non è il fiume, non è il lago, non è l’oceano?

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