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Una porta celeste sostiziale (di Antonio Bonifacio) - Indice delle figure

 

 

Fig. 1
Uno dei numerosi reperti paleolitici che attestano le capacità di computo dei nostri predecessori 

Fig .2 
Nel loro libro Giorgio de Santillana e Hertha Von Dechend hanno fissato a una data ben precisa la cacciata dal paradiso e cioè allo scorrere dei gemelli equinoziali dell’anello precessionale sostituito dal Toro. Solo quando  i Gemelli sorgevano all’equinozio di primavera la via delle anime, cioè la Galassia, abbracciava, con un arco ininterrotto, l’intera volta celeste toccando il quadrato di Pegaso, quello che molteplici tradizioni considerano il paradiso terrestre.     
La via comunque non è perduta se Cielo e Terra erano una sola cosa, se erano uniti, tuttora possono ricongiungersi. La porta del mondo della luce celestiale si trova infatti “la dove Cielo e Terra si abbracciano” e “le estremità dell’anno si ricongiungono”  

Fig.  3
Da Poggio Rota arriva l’immagine più evidente del tema delle “porte cozzanti” e  delle “montagne stritolanti”. Il Sole inteso come porta che conduce dalla regno della dualità alla “non dualità”, dal tempo cronologico all’eternità per mezzo del lampo fugace del kayros

Fig. 4
Un magnifico magistrale esempio proposto da Ananda K. Coomaraswamy a sostegno delle sue conclusioni. Si tratta di un sarcofago cristiano di epoca bizantina presente a Ravenna. La parte superiore concava rappresenta il cielo (la caverna cosmica), la parte inferiore quadrata evidentemente la terra. Nel punto di giunzione tra Cielo e Terra si trova il terribile ostacolo: un leone dalle fauci stritolanti. Che da questa intersezione dove Cielo e Terra si ricongiungono  penetrino gli influssi celesti è dimostrato dalla colomba che discende in verticale su un invisibile axis mundi. Chi vuole risalire deve fare il contrario del percorso di Adamo e incontrare l’ostacolatore e quindi superarlo.   

Fig. 5 (2 immagini)
Arturo Graf nel suo libro  dedicato al mito esoterico del paradiso terrestre  racconta, sulla scorta di testi ebraici, una leggenda secondo la quale un angelo sarebbe stato posto a guardia del paradiso proteggendo l’ingresso e impedendolo agli intrusi con la sua spada oscillante come un pendolo. Questo angelo, anzi arcangelo, è da identificarsi con Uriele. Uriele compare e nel Secondo libro di Esdra, un'aggiunta apocrifa nella tradizione della Letteratura Apocalittica  creata da Esdra. Nel testo il profeta Esdra  pone a Dio una serie di domande, e Uriel viene inviato da Dio per istruirlo. Uriel è d’altronde identificato come il cherubino  che "sta a guardia dei cancelli dell'Eden con una spada fiammeggiante", o come l'angelo che "veglia sul tuono e il terrore" (1 Enoch) 

Fig. 6
Xilografia del Durer. 
Questa immagine contenuta nella sua Apocalisse di San Giovanni e rappresenta “l‘Angelo che aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco” e quindi introduce benissimo al tema del rapporto tra la solarità, proposto frequentemente dal molteplice panorama espositivo delle simplegadi e la porta da superare. La visione di Patmos richiama, infatti, per la postura caratteristica dell’angelo, il grande colosso di Rodi, immagine del Sole le cui gambe formano gli stipiti, dell’entrata nel porto dell’isola. La statua, afferma Ananda K. Coomaraswmy, rappresenta chiaramente una “porta del Sole”. Rodi d’altronde è definita l’isola della Rosa e questo ci permette di fare un cenno alla particolare relazione tra Sole e Rosa come mostra lo straordinario documento che illustra la penetrazione della luce solare a Loughcrew all’equinozio di primavera (Loughcrew equinox Ireland youtube) 

Fig.7  (due immagini)
Degna di massimo interesse  è questa  rosa dei venti, variante della rosa celtica che proviene dall’abbazia di Ferentillo e i cui petali indicano i punti cardinali “fatali”. Qui accanto alla  già sviluppata connotazione solare del simbolo si aggiunge l’indicazione specifica della porta, il che rende particolarmente eloquente il simbolo dell’angelo solare mostrato nell’immagine precedente .

Fig. 8
Come si può constare da questa vecchia foto l’apertura originale era in perfetto asse con quella attuale la volta crollando in epoca arcaica ha ostruito l’ingresso per decine di migliaia di anni 

Fig .9, 10
L’antico disegno del Breuil avente come soggetto principale l’agnus dei e, accanto ad esso, il complesso delle incisioni com’è stato individuato odiernamente ripulendo le immagini originali dei tratti superflui, secondo il citato studio di Brigitte e Guilles Delluc

Fig.11
L’illustrazione scelta per il libro dell’autrice è una foto realizzata nella grotta di Pair non Pair al mattino del solstizio d’inverno dell’anno 2008.  Qui a 124° d’azimut nord il Cielo tocca la Terra. Nella circostanza di questo irraggiamento la Wolkiewiez era accompagnata dal conservatore della grotta Marc Martinez che ha descritto il significativo episodio nella prefazione del libro citato. Per l’archeologo si trattava di un evento inatteso, nonostante fosse da diversi anni  custode dei luoghi. In effetti, per godere del raro fenomeno, è necessario presentarsi all’ingresso anticipatamente al levarsi del Sole invernale. Si tratta di un evento che nessuno aveva mai osservato da millenni da quando cioè la volta della grotta è crollata chiudendo l’accesso originale. Al ripristino dell’accessibilità fu collocata una porta mai più aperta in quell’orario (la grotta è in campagna e a nessuno è mai venuto in mente di presentarsi lì all’alba del sostizio). 
La ricercatrice ha censito tutti gli accessi alle grotte rupestri dell’area franco cantabrica che sono praticamente quasi tutte orientate in una direzione solare significativa e ha commentato tali suoi risultati nell’articolo The relationship between Solstice light and the entrance of the paleolithic caves.

Fig. 12, 13  
Esempi diacronici di “Aperture folgoranti del grande tempo”.  
Alba solstizio invernale Si noti come  con artifici architettonici si cerchi di “polarizzare” la luce rendendo “folgorante” il suo passaggio sulla superficie litica  
a Lascaux e a Newgrange (2 immagini)

Fig. 14, 15 
Le chiese  cristiane, di norma, dovevano essere orientate all’est o comunque verso un punto cardinale prestabilito  oppure a una levata del Sole predeterminata nell’anno (es. giorno della nascita del santo cui la chiesa era dedicata).  In alcuni edifici ecclesiali non era solo l’orientamento solare a essere reso palese nel giorno prestabilito ma l’effetto simplegade era valorizzato per mezzo di sagaci interposizioni architettoniche che, come negli esempi arcaici delle precedenti immagini, polarizzavano l’effetto luce in un lampeggiamento momentaneo. Ciò lo possiamo constatare nell’incredibile edificio di San Miniato dove la luce va a “sbattere” sul Capricorno del mosaico e nel tramonto equinoziale di San Tomé in Almenno.

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