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Prigionieri della libertà (di C. Lanzi)

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Spinto da molti amici ad impegnarmi sul sociale, ad esprimere un briciolo di critica politica sulle azioni terrificanti che stanno travolgendo il mondo e coloro che lo abitano dico chiaramente….che non ho mai avuto e non ho alcuna intenzione di farlo.

Ricevo e leggo quotidianamente bellissimi interventi, articoli, libri di persone e strutture di cui condivido personalmente buona parte delle finalità e degli orientamenti. Interventi che riguardano le guerre, i bambini, la sessualità, l’ordine pubblico, la giustizia, la chiesa, la sanità, la tecnologia, l’istruzione pubblica e privata, l’intelligenza artificiale, la imprevedibilità climatica, ecc. in una brulicante riverberazione dello sdegno di fronte al piattume del pensiero monocratico e alla abulia collettiva che non reagisce neanche se vede cadergli sulla testa una bomba nucleare.

Non mi schiero, perché? Perchè non serve a nulla e purtroppo ne sono sempre più profondamente convinto. Vuoi il mio parere: te lo dico senza peli sulla lingua. Vuoi le mie ricette? Ce le ho e, se ti va, te le sussurro privatamente in un orecchio: poi fanne l’uso che credi e usale se ti piacciono. Ma è già troppo.

Lo smisurato potere che ci sovrasta userà le mie ricette, come quelle di tutti i pensatori “liberi”, per creare un bellissimo “dissenso pilotato” al quale seguirà un altrettanto fulgido “consenso pilotato”. E una serie di personaggi istituzionali si muoveranno ritmicamente, in una danza macabra, legati ai consueti fili digitali (invisibili) a volte senza esserne consapevoli, a volte animati da brillante ed efficace… servilismo.

Attenti: di pensatori “liberi” non c’è quasi più nessuno. E non perché siano stati messi in galera in una cella dorata o siano stati spontaneamente “suicidati” come a volte avviene. Ma perché la cella è diventata grandissima: è una prigione grande come il mondo. Non ve ne siete accorti?

Ma va?

Pernsate che il vostro eroico dissenso sia sulla cresta dell’onda e che possa modificare qualcosa?

Con cosa pagherete questa sera la pizza in trattoria? Con la carta di credito? E allora state tranquilli: Siete schiavi. State leggendo questa mia chiacchierata su un PC? o su uno smatphone? E allora state sereni: siete schiavi. Avete elaborato qualcosa, articoli, compiti, tesine, app, certificazioni, contratti, ecc. con la chat GPT che anche ora ci sta pedissequamente leggendo insieme a te? E allora siete schiavi, schiavi. State credendo al bombardamento di milioni di notizie al minuto che vi invadono da centinaia di migliaia di canali di regime e altri… apparentemente ricoluzionari?

Ancora non ci credete? E’ questa la prigione. Farvi credere di esser liberi. Farvi credere di essere democraticamente connessi. A cosa? A cosa? A cosa siete connessi?

Domandatevelo una buona volta, mentre un fantasmino si affaccia nel cellulare e vi chiede se può esservi utile, proprio sulla ultima parola che vi è sfuggita un secondo fa, mentre parlavi con qualcuno e che il tuo rettangolino al silicio ha spiato, raccolto e elaborato senza che tu glie ne abbia dato alcun permesso.

Carì signori: il gioco è fatto da tempo e coloro che governano gli umori dell’umanità (che non sono i politici), ne accendono e spengono gli ardori, ne pilotano millimetricamente gli orientamenti, sono in grado di giocare con qualsiasi forma di consenso o di dissenso. Vince sempre chi dispone di tutte (diciamo quasi tutte) le carte della partita e che può mischiarle come vuole e distribuirle a chi gli pare. Insomma vince il “banco” (prego chi mi legge di apprezzare il simpatico gioco di parole, me lo dico da solo).

Disfattismo? No. Misura delle cose: ahimé ero un tecnologo e mi è rimasta la mania di misurare. Evidenze oggettive o se preferite, ovvietà. Come ho scritto in un editoriale di alcuni mesi fa non c’è via d’uscita. O meglio: bisogna attendere. Ogni cosa ha la sua saturazione e il suo disfacimento da eccesso. Ogni processo ha una sua entropia. Tutto muore, perfino i maniaci della loro immortalità. Il loro problema, l’unico apparente, è che hanno talmente paura di morire che si inventano una permanenza in vita virtuale.

E’ evidente che a breve ci saranno altre pandemie, altre guerre, altri collassi economici, altre riprese, altri disastri ecologici, altri disastri metereologici e geologici. Anzi,ci sono già, e crescono ogni giorno, coloro che si schiereranno “contro”. Urlando “Peace & Love”. Ne sono felice, mi complimento e spero che esista sempre un dissenso fragoroso e forte; ma vorrei tanto che questo dissenso fosse consapevole e si accorgesse che “qualcuno” lo ha previsto e organizzato da tempo, e sta proponendo un continuo scambio di parametri: I “cattivi” sono cambiati e cambieranno ancora infinite volte: nuove trionfali alleanze destrorse o sinistrorse sembreranno proporre nuovi equiliri mondiali; un oceano di pecore crederà che sono arrivati “i nostri”, i “buoni” e che ora, finalmente tutto cambierà.

Sono migliaia di anni che il potere della Maja gioca con queste carte e vince sempre, anzi stravince sulle “masse”. Un tempo le masse erano contadine, poi sono diventate in parte contadine e in parte operaie, ora sono composte di impiegati e dirigenti con i colletti più o meno bianchi assai più schiavi dei “servi della gleba” di una volta, convinti di esser liberi perché vanno a fare crociere in pigiati dentro una nave di superturismo.

Ma ci sono ormai anche masse di nuovi sacerdoti, nuovi profeti, nuovi spiritualisti, nuovi ermetisti. Tutti invitati ad esercitare il loro piccolo o grande potere, la loro piccola o grande protesta, la loro piccola o grande crociera, magari pure “ecologica”.

Perché dico che la protesta, per il vero Potere, è utile quanto il vostro consenso.

Disfattismo?

Ma manco per sogno. Se pensassi che da questo fango non si può uscire mi sarei buttato da una rupe.

Ma l’uscita dalla palude non è con il branco, non è nel gregge, non è nel formicaio esaltato dal proliferare di nuovi leader.

Riflettiamo su questo e forse qualcuno riuscirà veramente ad uscire. Non tutti purtroppo. Qualcuno si. Pochi, ne bastano pochi.

Lo dico agli attori del momento e alle attrici (alcuni di loro sono stati anche dei cari amici) che si sbracciano dai loro piccoli palchi, dalle loro finestrelle o dai loro balconi affacciati su i follwers.

Ma chi cavolo sono i follwers…i seguaci? gi amici? Ma non diciamo fesserie. Sono 4 gatti amplificati dagli algoritmi che sembrano fiumi di esaltati dietro al guru e sopratutto al gran paraguru del momento. E il paraguru si bea di questi microsuccessi e crede di essere un profeta o un pifferaio magico, o crede di interpretare qualcosa.

Si caro paraguru, sei anche tu parte del teatro magico. Lo so che a volte ti da fastidio saperlo ma l’ego che si gonfia al plauso dei “follwers” e dei tuoi masturbanti successi, sotterra anche la tua ormai frustrata intelligenza. Meglio una illusione gratificante che una verità deprimente. No?

Se te ne sei accorto e ci stai giocando mi compiaccio. Se non te ne sei accorto te lo dico, così magari ti svegli e ti accorgi di essere un servo e non Brancaleone da Norcia che nei film di Monicelli alla fine se ne accorge pure lui.

Qualcuno si sente coinvolto da tali dichiarazioni e pensa che lo possano riguardare? Bene. E allora rifletti amico mio. Statti zitto per un po’ di tempo. Prova a domandarti se sei un burattino o se qualcosa di te è ancora libero. Potresti fare un’amara scoperta. Magari non sei libero affatto o magari che vale la pena cambiare integralmente prospettiva.

Io sono convinto che, se cambi prospettiva forse ce la fai. Ma se vuoi cambiare il mondo dall’interno di una prigione perfetta sappilo:…nun ce la poi fa’.

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