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Pietre che cantano (di Andrea A. Ianniello) - recensione

Pietre che cantano di Andrea A. Ianniello
G. Vozza edizioni Isbn 8888848 10 05 euro 13
 
 
Andrea Ianniello è un ricercatore che mostra un profondo interesse per la simbologia rituale e per le raffigurazioni zoomorfe che hanno tanto affascinato i più grandi studiosi della glittica medievale.
 
Sulla scorta dell’opera fondamentale di Schneider, l’autore c'introduce all'antropometria architettonica fondamentale del tempio cristiano e recupera i temi principali del simbolismo cristico, facendo ampio riferimento al famoso lavoro di Charbonneau Lessay. Tutto ciò avviene nelle prime interessanti e assai puntuali 30 pagine iniziali.
 
Da pag 31 inizia il delicato raffronto con l’impostazione del testo indiano Sangita-ratnakara dal quale lo stesso Schneider trasse ispirazione per i raffronti e le estensioni, in termini musicali, della sua analisi dei capitelli dei chiostri medievali.
 
Personalmente non abbiamo mai molto digerito tale raffronto, che seguita ad apparirci come una forzatura, ma nell’opera di Ianniello tale analisi è abbondantemente stemperata dalla presentazione e dall’analisi simbolica di alcuni piccoli capolavori dell’arte romanico-gotica meridionale ben poco conosciuti, come ad esempio il Duomo di Caserta vecchia o il chiostro di Santa Sofia di Benevento. All’interno delle considerazione sui rapporti armonici o disarmonici fra le varie parti del tempio emerge un ottimo capitolo dedicato al "Muro del tempo" di Erst Junger dove l’autore approfondisce il senso dell’astrologia e il rapporto tra destino e libero arbitrio a livello individuale e sociale.

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