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Diario Bizantino (di Marco Toti) - Poesie - III

 


 

III

O despota ferito
che col bisturi d’oro
ad ogni sole tagli nel tondo Sole l’Agnello immedicabile,
tagli la Luna sovrana, tagli le Stelle fisse
e le opposte galassie
(cibo di salute, cibo di pace!)
dei vivi sui due versanti della morte!

Tremendo è che nei nostri sguardi affondi l’impassibile sguardo
di Chi ha compiutamente patito,
di Chi con la stessa mano imparte ed è impartito, e spezzando è spezzato,
immolando immolato, mangiato e mai consumato (con desiderio ho desiderato...)Tremendo che a ciascuno
sia di nuovo irrevocabilmente assegnato
per gli eoni degli eoni

come nell’Eden il suo nome e il suo cibo.

Faccia a terra le incorporee Legioni,
gli Arcistrateghi di luce,
i nostri denti affondano nelle carni dei cieli... Ma le nostre bocche mai svezzate
in eterno grondanti la purpurea
gloria ciecamente donata
e ciecamente ricevuta,
si ostinano a impetrare
(con desiderio ho desiderato)
per te, per te, signore,
la pace che sovrasta ogni ragione,
ogni intendimento, ogni tradimento: la pace che non ti possiamo dare...

Lungo l’intero giorno,
lungo l’intera via che porta a questo mondo
e cancella ogni via che porti a questo mondo, lungo la dura tenda
di pioggia e lacerazione
di caos e di ragione,
lungo i due fili della duplice lama
di intenzioni e di esitazioni
come te, come te, signore,
noi siamo consegnati a quella morte
che con più denti dell’amore morde
e separa la rosa
dal bacio e dalla fiamma e dalle stelle le nevi
e l’emozione dall’intellezione
e il mondo ricompone
ma atrocemente, ma come attraverso il fuoco, per chi, Despota puro, dal puro Nome sarà salvato e dal sepolto Sole e
dal tremendo
Dono.

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