L'anima errante di Claudio Lanzi è un testo particolare, che sviluppa la ricerca di quegli orientamenti che ci portano a "errare", quindi a muoverci ma anche a sbagliare. Ed è forse nello sbaglio che si compie la parte di più dolorosa, ma anche autentica, della nostra avventura spirituale su questa terra. L'anima che cerca sè stessa, spiega Lanzi nel testo, affronta una serie di prove durissime. Sembra di affondare, sembra di vivere sempre "la notte oscura" nella ricerca perenne di un compimento che sembra non arrivare mai. E' facile amare ciò che è bello e buono, difficile è dare invece la mano all'assassino. Lanzi lo spiega con una coerenza e una spietatezza che incutono, a volte, timore.
Perchè una vera Via non procede su un tappeto di fiori profumati, ma su un abisso che ci mostra le ombre.
Lo sbaglio, il limite, servono proprio a fare dell'ombra il motore.
Conoscersi vuol dire soffrire, cadere sempre sullo stesso errore (perchè erriamo, appunto). Fa male. Molto male.
Su questa terra Maya gioca con i suoi veli. Come in un teatrino di ombre cinesi, inseguiamo la forma ma non la sostanza, finché un giorno, forse, a forza di errare non avremo imparato qualcosa.
Chi vuole appigli e stampelle non legga questo libro, perché qui non ci sono ricette. Solo dubbi. Domande. Questo smantellamente continuo, questa corrosione perenne conduce il lettore ad arrendersi per imparare a vincere. Viviamo in un mondo terribile che ci chiede, ogni giorno, di dimostrare e competere. Invece Dio non è competizione o possesso. E' resa. Ma per arrendersi si combatte la guerra più spietata, quella contro l'Io che affila le armi per non cedere al soffio divino che lo annienterà.
Senza arrivare a essere dei santi, o degli illuminati, possiamo comunque provare ad arrenderci dopo aver combattuto le nostre guerre.
Il mondo delle proiezioni e delle attese ostacola il cammino, cammino su cui procediamo come ubriaconi. Solo una certezza: quella che ogni errore non è errore ma conoscenza di sé. Chi non erra, chi non si muove, non sbaglia. L'anima errante farà tanti errori, per sua natura, ma avrà cercato. E forse, trovato.
Claudio Lanzi non è tipo da trovare parole confortevoli, come oggi si ama fare. La via del guerriero è spietata. Ma se ci rannicchiamo in quel luogo segreto in cui le armi si spuntano, forse la Grazia ci coglierà per ventura.
Sì, un libro impietoso, crudo, a differenza di tanti trattati consolatori che ci parlano solo della Bellezza e della Luce. Non c'è conoscenza senza Ombra e Dolore. Se separiamo, se teniamo solo la parte comoda, quella che amiamo e che ci piace, non avremo mai errato.
La conoscenza passa per la dualità, come insegna anche il segno astrologico dei Gemelli. E il due piega, spezza, divide. Allo stesso tempo, è la via per il ritorno all'Uno che tutti perdemmo.
Dunque l'arte della guerra e della resa devono affondare nelle nostre piaghe, farci perdere nei labirinti in cui perfino la coscienza, spaventata, si ritira. Gli inferi ci servono come carburante e motore. Spaventoso? Forse. Ecco perchè questo libro sconcerta, confonde, corrode.
Ci insegna a sbagliare, a guardare il tutto, ad abbracciare l'errore del nostro errare. Riuscirci è poi un'altra cosa. Provarci, un inizio.


